Regio Sommergibile "MALACHITE"

Project Description:

Date:
 09 feb 2013
Category:
Documenti, Gallerie Video
Project URL:
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Al largo delle coste di Capo Spartivento, nel lontano 9 febbraio del 1943, si consumò l’ennesima tragedia in mare: di ritorno da un’importante missione sulle coste algerine, il Regio Sommergibile Malachite viene individuato dal sommergibile nemico, l’olandese Dolfijn, proprio in quelle acque considerate ormai “sicure” dall’equipaggio italiano.
4 siluri vengono lanciati contro il Malachite, il terzo dei quali va a segno: in pochi secondi il sommergibile affonda portando con se ben 34 marinai.

Oggi il relitto, testimone dell’antica tragedia, giace su un fondale ben protetto dai 122m di mare che lo separano dalla superficie; condizioni estreme che hanno contribuito alla sua conservazione e che rendono l’esplorazione dello stesso un’esperienza davvero impegnativa, riservata ai pochi subacquei tecnici sufficientemente preparati ed esperti.

L’Explorers Team Dive Center, esattamente 70 anni dopo il suo tragico affondamento, il 9 febbraio 2013 ha organizzato uno speciale evento storico-commemorativo , al quale seguirà la produzione di un vero e proprio documentario storico-sportivo in collaborazione con la Karel TV Production e in associazione con diversi enti come la Xa MAS Marinai d’Italia e l’ANMI (Associazione Nazionale Marinai d’Italia).

Leggi qui di seguito l’intero articolo dedicato all’evento dalla rivista dell’ANMI:
(o clicca qui per l’articolo originale in pdf)

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Regio
Sommergibile
Malachite

 

 

Per oltre mezzo secolo il Malachite è rimasto a 122 metri di profondità,
adagiato di 45 gradi sul fondo sabbioso.
Solo nel 1999 la scoperta del relitto:
le immagini ci restituiscono la sua imponenza e ci obbligano, col loro carico di doloroso mistero, a ricordare e riflettere.

 

Solo nel settembre 1999 fu individuato il relitto da Alberto Angius e dal fu Enrico Saver, due sub cagliaritani, grazie alle coordinate GPS e confermato sul posto dall’eco scandaglio dell’Explorers Team Dive Center, il Team dei tre sub che hanno poi effettuato l’eccezionale immersione.
Ma riportiamo testualmente quanto riferito da Massimiliano Orel dell’Explorers Team Dive Center:
«In data 15/12/12 ho ottenuto da Angius le coordinate gps del Malachite, poi ho notato che eravamo vicini al 70° anniversario dell’affondamento ed io ho avuto l’idea di portare un Tricolore sul relitto, a quel punto, in data 23/12/12 mi è venuto in mente di contattare la X Mas, dopo aver preso i primi accordi, in data 26/1/13 ho organizzato la prima immersione con la quale abbiamo verificato l’esattezza del punto gps, ed abbiamo confermato tutto alla X».
È nata così una stretta collaborazione, culminata con l’idea della Presidenza dell’Associazione di avvalersi dell’eccezionale esperienza di quel team di subacquei professionisti. È stato chiesto loro se, in occasione di una immersione sui resti del Malachite, avessero accettato di portare sul relitto un guidone dell’A.C. X Flottiglia M.A.S. in onore dei 35 Caduti, i cui resti mortali ancora giacciono nella loro bara d’acciaio. Quella speciale immersione avrebbe potuto essere programmata per il 9 febbraio 2013 in occasione del 70° anniversario dell’affondamento.
Massimiliano Orel ha accettato con entusiasmo la proposta anche in considerazione del fatto che un’immersione così impegnativa effettuata da un team privato come evento puramente sportivo potesse invece assumere l’aspetto di un evento storico che avrebbe potuto coinvolgere anche la Marina Militare.
Anche la Presidenza dell’Associazione, giunta alla stessa conclusione, ha desiderato effettuare due cerimonie distinte nella medesima mattinata: la prima riservata ai sub dell’Explorers Team Dive Center di Cagliari con la posa del guidone sul relitto, la seconda che avrebbe visto la partecipazione della Presidenza dell’Associazione Marinai d’Italia e del Medagliere dell’Associazione – a bordo di un’imbarcazione – con il lancio in mare di una corona d’alloro sulla verticale del relitto.

         

 

Le due cerimonie
70° Anniversario dell’Affondamento – 9 febbraio 1943 / 9 febbraio 2013

Sergio NesiSocio del Gruppo di Bologna
 

Nella mattinata del 9 febbraio sulla motovedetta M7V si sono imbarcati il Comandante in 2ª della Capitaneria, C.F. Martines, l’Alfiere Iwan Bianchini (ex paracadutista del medesimo btg. N.P. della X M.A.S. cui appartenevano gli incursori del Malachite) con il Medagliere, il Presidente Masciadri, il v. Presidente Pogliani, i ragazzi dell’Ufficio Stampa, alcuni soci dell’ANMI di Cagliari e Don Alessandro Amodeo, Cappellano Opera Apostolato del Mare di Trieste dell’associazione Stella Maris.
Una volta raggiunta la verticale del relitto, il sacerdote ha letto la Preghiera del Marinaio e ha impartito la benedizione alla corona d’alloro con una rosa rossa e il Comandante Martines ha dato l’ordine di corona a mare !. Il più giovane dei soci, Pusceddu, e il più anziano, Capo Caravano, hanno provveduto al lancio, cui è seguito un minuto di silenzio. Poi la motovedetta ha preso la via del ritorno chiudendo così la cerimonia militare per gli onori ai Caduti del Malachite. La seconda cerimonia riguardante la posa sul relitto del guidone dell’A.C. X Flottiglia M.A.S., è avvenuta a poca distanza di tempo dalla precedente.
L’iniziativa concordata fra la Presidenza dell’Associazione e l’Explorers Team Dive Center di Cagliari è servita ad unire il ricordo dei Caduti e quella che avrebbe dovuto essere solo una eccezionale impresa sportiva estremamente rischiosa data la grande profondità da raggiungere. E come tale la racconto, riprendendo integralmente il rapporto che Massimiliano Orel, capo di quel team:
Il gommone era della lunghezza di m. 8,30 con un fuoribordo Yamaha 4t da 250 cv., a bordo 9 sub. Due si sono immersi fino al relitto: Massimiliano Orel e Stefano Di Cosimo mentre la moglie di Orel (capitano di L.C.) Andrea R. Lugnani comandava il natante e coordinava il sostegno di superficie. Erano di supporto: Roberto Lugnani, suocero di Massimiliano, Salvatore Angioni e Marco Oppus. Erano di riserva: Antonella Fogli e Antonio Dosa. C’era anche Davide, operatore della Karel Film & Video Production.
Ogni sub aveva 6 bombole, dalle quali poteva respirare nelle varie fasi dell’immersione, oltre a una piccola bombolina per compensare lo schiacciamento della muta stagna. In totale avevano circa 77 litri di gas a testa nelle bombole, per un peso complessivo dell’attrezzatura (scooter compresi) di oltre 170 kg. per sub. Inoltre, a bordo del gommone c’erano le attrezzature pronte per due subacquei di supporto, i quali, in caso di necessità, avrebbero potuto raggiungere i 50 m. di profondità. Nel caso specifico, si sarebbe immerso Salvatore Angioni e si sarebbero scambiati i ruoli tra Andrea Lugnani e suo padre Roberto.

 

 


Tutti erano addestrati e certificati per gestire eventuali emergenze subacquee ed avevano caricato a bordo sufficienti scorte di ossigeno di emergenza per permettere, in caso di incidenti che avessero coinvolto entrambi i subacquei, di raggiungere la più vicina camera iperbarica, quella dell’Ospedale Marino di Cagliari, anche in caso di meteo avverso o di mancato

intervento degli elicotteri della Guardia di Finanza.
I due sub hanno impiegato 8 minuti per raggiungere il relitto a 122 metri di profondità, ove sono rimasti per 10 minuti, sia per fissare il guidone all’antenna della radio e sia per girare video subacquei e scattare fotografie di documentazione. L’immersione nel complesso, compreso il tempo di risalita e di decompressione, è durata 168 minuti. Eccezionale anche per un team come quello. Proibitivo per sub dilettanti della domenica.

 A settant’anni dall’affondamento Explorers Team Dive Center e Karel film and video production hanno deciso di produrre insieme un documentario che vuole ricostruire la vicenda, raccontare cosa accadde in quei drammatici secondi, tracciare un ritratto di quei marinai che immolarono la propria vita in nome di un ideale.
Attraverso testimonianze dirette e indirette di chi ha incrociato la parabola del Malachite, il lavoro documenterà anche la preparazione e la messa in opera della missione del team di sub che filmeranno il grande relitto del sommergibile.
Correnti fortissime, reti, sagole e cime rendono oltremodo rischiosa l’esplorazione del relitto. Verranno trattati aspetti relativi alle immersioni profonde, le motivazioni che spingono gli uomini a praticare una disciplina tanto estrema e le sensazioni che essa restituisce loro con particolare attenzione alle tecniche e ai materiali utilizzati.

 
 
 

La storia del Malachite

Il sommergibile Malachite
nella
seconda metà
degli anni Trenta
Coll. M. Brescia
 

Il Malachite, dopo avere effettuato 22 missioni di guerra, nel 1943 fu destinato a una missione di trasporto incursori del btg. N.P. della X Flottiglia MAS, affiancando così l’attività dei sommergibili operanti con i Mezzi d’Assalto della X Flottiglia M.A,S. per il trasporto degli S.L.C. più noti col soprannome di ‘maiali’ (Iride, Gondar, Scirè, Murena, Sparide e Grongo). Per quella missione il Malachite fu affiancato da un altro sommergibile, il Volframio, con a bordo, ciascuno, una pattuglia di arditi incursori.

Un dettaglio della falsatorre
del sommergibile Malachite
nella secondametà del 1942
Coll. E. Bagnasco via M. Brescia

La sera del 2 febbraio il sommergibile, al comando del TV Alpinolo Cinti, lasciò il porto di Cagliari dopo aver imbarcato 10 uomini del San Marco agli ordini del ST Bartolini con la missione di sabotare un ponte ferroviario a El Kejur in Algeria. La notte del 6 arrivò sul punto di inizio dell’operazione, che però dovette subire ritardi sia per una mareggiata che aveva costretto alla rinuncia il Volframio, sia per l’avvistamento di due cacciatorpediniere in servizio antisom in quella zona.
Nonostante la forte mareggiata la pattuglia di incursori riuscì a sbarcare nel punto previsto, a 9,5 miglia per 105° dal semaforo di Cap Matifou. La mattina del 7, visto che nessuno membro della pattuglia era tornato (dato che era anche stato notato da bordo un violento scontro a fuoco nella spiaggia ove era avvenuto lo sbarco), alle ore 06.30 il Malachite prese la via del ritorno.

Vista laterale dei sommergibili della
classe “600” – sottoclasse “Perla”
cui apparteneva il Malachite
g.c. Gruppo di Cultura Navale, via M. Brescia

La mattina del 9, circa alle ore 11.00, presso a poco sul punto di approdo per il porto di Cagliari a circa 8 miglia a sud di Capo Spartivento, il battello fu attaccato dal sommergibile olandese Dolfin in agguato in quelle acque, che gli lanciò quattro siluri. Da bordo del Malachite riuscirono ad avvistare il ventaglio delle scie e, con la manovra, ad evitarne tre. Ma il quarto siluro colpì la nave al centro-poppa sul lato sinistro. In meno di un minuto il battello si inabissò con la prua in verticale sulla superficie del mare, posandosi sul fondo ad una profondità tra i 117 e i 124 metri, privo degli ultimi dieci metri di poppa, adagiato sulla sinistra, trascinando con sé 34 uomini dell’equipaggio e il ST GN Giovanni Rubino, intrappolati nell’interno, mentre il Comandante Cinti, 3 ufficiali e 9 sottufficiali e marinai, evidentemente all’esterno del sommergibile, furono sbalzati in acqua e si salvarono.

 


Per realizzare il documentario la Explorer Team Dive Center ha bisogno dell’aiuto e collaborazione di tutti noi

Per maggiori informazioni sul progetto vedi la pagina Facebook
 
https://www.facebook.com/SommergibileMalachite?ref=hl
 
e il sito
 
http://www.produzionidalbasso.com/pdb_2206.html
 
per mezzo del quale chi fosse interessato potrà contribuire alla produzione del documentario o semplicemente ottenere maggiori informazioni su di esso.